Dicono che le città di porto siano un po’ tutte così, particolari diciamo. Ancona, nel particolare, è particolarmente morta. Basterebbe guardare alla storia recente del capoluogo marchigiano per capirne l'essenza. Il porto industriale è stato declassato, il porto turistico è stato declassato (con imminenti tagli al numero di crociere), la stazione è stata declassata (con tagli sostanziali ai treni Eurostar), l'aeroporto è stato declassato (con tagli sostanziali a tutti i voli da e verso l'estero), la squadra di calcio è sempre sull’orlo del fallimento, gli artisti seri ci snobbano (quando non ci bacchettano) ed è di questi giorni la notizia che Pesaro voglia proporsi come centro fieristico delle Marche. E come biasimarli? A questo punto ci rimangono i “moscioli” (che a detta di una mia amica esperta biologa, data la vicinanza dell’Api, sarebbe meglio non averli), il vino e, volendo citare un noto personaggio anconetano (Umbertì, ndr), la “c***hia”. Ancona è fatta ad immagin...