Tuesday, August 25, 2015

Outstanding Books: The Road


The smoke travelling from the United States that is currently covering Calgary's sky has reminded me of this amazing book awarded with the 2007 Pulitzer Prize and considered by many one of the best books of the last two decades.

Set in a post-environmental catastrophe, The Road is a book about survival, endurance, fear, acceptance and love. A father and son’s journey along a road in a world where the sun does no longer shines and the sky is no longer blue; where danger lurks around every corner and human nature has recessed to its animal origins. It’s a world where all the values we know have been swept away and replaced by urgent needs, where there is no space for inner thoughts or self-doubt. It’s a book about life and death. Nevertheless, even in this bleak environment, the bond between son and father is stronger than anything else: stronger than starvation, fear, danger and, ultimately, death.

The writing reflects the scenario that is set to describe: fragmented, abrupt, unforgiving. McCarthy’s vision of this (im)possible new world sounds so distant and, yet, could be just around the corner. The anguish that runs through the every-day life of these two characters is so palpable that the reader finds himself/herself walking the road with them.

The Road ends with a message of hope: death is inevitable but love is stronger, our best chance of survival. No technology will ever be able to fill that gap. Love is the only thing that can save us all. (Maybe)

Thursday, August 20, 2015

Di Ciambelle e Buchi


Tre settimane di vacanze italiane. Sono state delle belle vacanze all'insegna del sole, del mare, del buon cibo e di tanti Spritz. Vacanze durante le quali ho avuto modo di riabbracciare la mia famiglia ed i miei amici più cari, quelli con i quali non importa quanto tempo sia passato, ti ritrovi immediatamente. Sono state delle vacanze benefiche anche dal punto di vista sociale perché nell’era di Facebook, in cui nulla è come sembra, è stato fondamentale riaffermare le amicizie vere, che Facebook a volte rischia di offuscare, rafforzare quelle in erba ma con grosso potenziale e mettere una croce su quelle inutili alle quali Facebook ti porta a dare un’importanza fittizia. 

L’Italia l'ho trovata così come l'avevo lasciata. Qualche buca in più, qualche negozio in meno. Un non-cambiamento tutto sommato positivo in un Paese in cui il peggio non è mai venuto. Gli italiani, in generale, li ho trovati peggiorati: tristi, rassegnati, incattiviti, appesantiti dalla prospettiva di un futuro molto grigio. Persino l'idea dell'estate rovente trascorsa su delle bellissime spiagge ha perso il suo appeal, il suo valore di eterno "contentino". Generalizzerò come si generalizza quando si cerca di dare un senso alle esperienze vissute: gli italiani vivono ormai in una realtà parallela, priva di contraddittorio e di base di confronto, in cui tutti sono (auto)convinti di essere in qualche modo quello che non sono. Purtroppo, l’arroganza aasociata ad una mancanza di apertura verso l’esterno porta ad una percezione della realtà sbagliata, gonfiata, quasi grottesca, in cui le gioie ed i dolori del singolo e/o singoli generano lo stesso interesse degli affari di stato. Si ascolta poco, ci si parla addosso, ci si parla dietro. Tutti a lamentarsi ed a lamentare una mancanza di ascolto altrui ma nessuno che sia pronto egli/ella stesso/a ad ascoltare. Tutti sintomi di un ego-ismo che rivela un malessere sociale serio (analfabetismo funzionale pare si definisca).

A livello di strutture, il Paese è rimasto 30 anni indietro. Scarsamente tecnologizzato, male organizzato, inefficiente, vecchio, carente di quell'abc gestionale che è il minimo richiesto non dico per eccellere, ma per sopravvivere. Di talento ce n'è tanto, ma finisce stritolato nelle maglie strette di un sistema di stile punitivo piuttosto che propositivo. Tutte cose che a livello di economia globalizzata si pagano e si pagano caro. Quello che rattrista è la mancanza di volontà di ammodernamento, di riforma. Siamo ancora fermi ai fax, ai cedolini fiscali, alle pratiche cartacee, agli appunti scritti, alle marche da bollo, ai timbri. Ormai la Cina ci da due giri in quasi tutto – presto anche nella qualità non solo nella quantità. La gente si racconta bugie legalizzate dalla mattina alla sera, trasposizioni della realtà alla quale fa comodo a tutti credere. Mancano finanziamenti, programmi, visione, capacità. Ma soprattutto, manca la volontà di guardarsi allo specchio, di cambiare e cambiarsi.  Persino il mare Adriatico, deturpato da scarsi controlli e scarichi abusivi, sta perdendo la sua originaria bellezza. Divieti di balneazione, temperatura dell'acqua troppo alta, immondizia galleggiante, meduse e batteri. Ci mancano solo i barracuda. Anzi no, pare siano arrivati anche quelli! Non rimane che aggrapparci alla rinomata bella figura, agli spaghetti allo scoglio e ad un bicchiere di Prosecco. Quelli si. Tutto il resto non lascia presagire nulla di buono. In un Paese in cui ci si alza la mattina sapendo di dover fottere il prossimo per non essere fottuti a propria volta, il domani non puo' che essere misero. Un esercito di vittime a prescindere. Un popolo orfano di re, anzi di reuccio. Più che una ciambella riuscita senza buco, direi che ormai si possa parlare di buco senza ciambella intorno. Con la TV (spazzatura) perennemente accesa a colmare il vuoto. Un vuoto nel vuoto.


Gli italiani purtroppo sono destinati, anzi direi votati, alla dittatura. Per cui, chi puo’ parta. Chi non puo’…..c’e’ sempre la bottiglia di Prosecco.

Thursday, August 06, 2015

Home is Where Your Heart Lives


There is a question that is often asked to expats: "Can you really feel at home in another country?" It  sounds like a simple question which, for many people, has a pretty simple answer: no. In my case, it is not that simple. The answer lies in the definition of "home". There is the simple meaning whereby home is "a house, apartment, or other shelter that is the usual residence of a person, family, or household." Then there is another definition, a more subtle one: "home is the place in which one's domestic affections are centered”. In other words, home is a place of belonging, of identity. It is that  space with which we identify and we draw boundaries around. And here is where most homes differ from one another. For the majority of people, home is a safe place, a habitat they know and feel comfortable in. It’s endurable and defined by the same people, the same habits – traditions, even. But there is a difference between “feeling at home” and “being home”. 

The concept of home has always been an abstract one for me: it is shaped by emotions, love and experiences. Home is my past, my family, my adolescence but also everything that has come after: my travels, all the people I met on the way, the places I've seen, the places that I will never see again, the places I have yet to see. My home smells of steamy mussels fished in Portonovo but also of fish 'n chips eaten in one of London’s back alleys, of a Lamington pie made in Brisbane, of a fillet of barramundi bought at the Melbourne market or a braised steak with roast potatoes eaten in a steak house in Calgary. My home speaks about seagulls, bats, mosquitoes, geckos and wild boars as well as flying foxes, spiders, kangaroos, koalas, coyotes and bears. It speaks of many different cultures, many different languages, many points of view. My home speaks about me, about you, about them. It has neither doors nor windows. My home has no rooms, no locks. It’s as big as the world and as small as my suitcase. My home is my identity: who I was but, most of all, who I've become.  It speaks about my haircuts, the colour of my shoes, the wrinkles on my skin. My home is the Italian language, where I find solace when I feel down, but also the English language that allows me to be free and move about. It 'a shell that I always carry with me, wherever I go. My home is me, my husband, my children. It’s the life I wanted, the life I want. I am home.

And to those who often ask me "Can you really feel at home in another country?" I reply with a quote by Gaius Plinius Secundus, aka Pliny the Elder: "Of course, because home is where my heart lives."