Wednesday, May 31, 2006

Un anno di Australia


Today is my 365th day in this extraordinary (meant as out of the ordinary) country. It is also the longest time I have ever spent away from my home country. As usual, if on one hand it feels like I have been here forever, on the other one this period has flown by quite quickly. Once again, it has been a year full of new esperiences, beautiful adventures and plenty of "joie de vivre".
Con oggi fanno 365 giorni di permanenza in questo Paese straordinario (nel senso di fuori dall'ordinario). E' anche in assoluto il periodo piu' lungo di assenza da "casa" e dal mio Paese natio. Come sempre, se da un parte mi sembra di esser qui da una vita, dall'altra questo anno e' volato veloce come il vento. E come sempre e' stato un anno all'insegna delle nuove esperienze, dell'avventura e gioia di vivere.

Brisbane: il primo approccio

Le due valigie pesano una tonnellata e faccio fatica a trascinarle. Arrivo a Brisbane il giorno in cui ufficialmente inizia l’inverno in Australia: il 1 Giugno. Che sia inverno non si direbbe proprio: il termometro segna 26 gradi e c’e’ un sole pieno a rischiarare un cielo azzurrissimo. Il tassista mi lascia di fronte al complesso Freshwater dove dovrebbe aspettarmi la manager del palazzo: Denise Buckby. Sono accaldata e stanca e le valigie ormai le trascino per disperazione. Denise mi aveva scritto che mi avrebbe aspettato all’interno dell’appartamento che da quest’oggi sarebbe stato il mio. Piccolo particolare (che ho realizzato solo al momento dell’arrivo): non mi ha detto che numero di appartamento fosse. Sulla tastiera dei videocitofoni non c’e’ neanche un’indicazione sul campanello da suonare per contattare la manager. C’e’ invece un numero di telefono ma io, appena scesa da un aereo proveniente dall’altro lato del mondo, un cellulare che funzioni non ce l’ho. Che faccio? Per fortuna, in quel preciso istante si aprono le porte scorrevoli del palazzo e ne esce un inquilino. Aprofitto per trascinare me e le valigie dentro l’atrio. Wow...l’entrata e’ davvero maestosa, anche meglio delle foto che avevo visto sul sito. E’ tutta una vetrata sia sul fronte che sul retro, abbellita da sculture minimaliste, quadri surrealisti ed un paio di divani moderni. Le vetrate sul retro danno sulla piscina e sul fiume. Che spettacolo! In quel momento esce Denise che deve avermi riconosciuto dalla taglia delle valigie (io l’ho riconosciuta da una foto vista sul sito di Freshwater). Mi accoglie in maniera davvero calorosa, in true Australian style. Mi porta dritta dritta all’appartamento 317 (terzo piano, ala nord). Dal balcone, che si estende lungo tutto un lato dell’appartamento, ho uno scorcio di veduta sui grattacieli della City (la vista sul fiume costa in media AU$200 a settimana in piu’ d’affitto). L’appartamento e’ molto bello, spazioso, moderno, ben arredato, con tutte le comodita’ e piani in marmo in cucina e nei bagni. Tutte cose che a Londra te le sogni! Mi son sentita immediatamente a casa. Denise mi spiega brevemente come usare il videocitofono, il condizionatore, la lavatrice, l’asciugatore, la lavastoviglie, il tritarifiuti e tutti i vari servizi a disposizione. Mi consegna due paia di chiavi e mi dice “Welcome to Australia”. Thanks. I think I need some sleep now…

Monday, May 29, 2006

Un nome, una garanzia

Vanessa Bellardinelli e’ un nome che affascina ma, allo stesso tempo, imbarazza gli abitanti delle “English speaking countries”. Affascina perche’ ha una connotazione tutta italiana e contiene quel “bella” che e' associato by default allo stereotipo di ragazza latina. Imbarazza perche’ nessuno riesce a pronunciarlo come Cristo comanda. Quando parlo al telefono con un operatore bancario o un impiegato dell’ospedale o della compagnia elettrica la prima domanda e’ sempre “is that Miss Beuauauaui?” al quale io puntuamente replico” Yes, Miss Bellardinelli. It’s a difficult name so don’t worry...” seguiti da due secondi di imbarazzo (dall’altra parte della cornetta). Non vi dico allo scempio al quale ho dovuto assistere negli ultimi sei anni su lettere, cartoline, avvisi e via dicendo. Alla stregua dei geroglifici! E non vi dico neanche di quando mi tocca fare una prenotazione in un ristorante cinese/taiwanese/coreano!! Con tutte quelle elle poverini..."ciacci" mi diventano!! In questi frangenti di solito uso il nome Fletcher - una tantum... Detto cio’, capisco e scuso gli errori madornali fatti nello spelling del mio cognome. Non capisco invece (e tanto meno scuso!) quelli di cui e’ vittima il mio nome, il quale e’ a tutti gli effetti un nome di origine INGLESE. Vanessa viene spesso (mal) scritto come Venessa, Venesa, Vanissa e via dicendo. Eppure il nome fu ufficialmente inventato da Jonathan Swift nel 1713 (nato come anagramma del vero nome della sua amante), l’autore de I Viaggi di Gulliver. Prima di allora quel nome non esisteva. I miei genitori, quando decisero di chiamarmi cosi’, avevano in mente Vanessa Redgrave, attrice inglese. Ma niente, neanche le mie “referenze” filobritanniche mi hanno risparmiato da questa forma di “analfabetismo” anglosassone. I miei figli spero avranno vita piu' facile - anche se a chiamarsi Fletcher in Italia...non la vedo proprio semplice.

Lo sbarco in Australia

1 Giugno 2005 - Sono arrivata a Sydney dopo un volo proveniente da Bangkok, dove ho trascorso tre giorni cercando il piu’ possibile di fotografare la cultura thailandese. Pensavo che un’ora fosse abbastanza per prendere la coincidenza con Brisbane ma ero completamente ignara che non dovessi solo cambiare aereo ma anche recarmi in un altro edificio dell’aeroporto! E cosi’, come sempre, ho dovuto scapicollarmi attraverso check-in, controllo bagagli, reclami, dogana e shuttle di trasferimento. Sono arrivata giusto in tempo per il decollo….fiuf! Attorno a me accenti diversi da quelli a cui ero abituata, accenti che a Londra sentivo solo in bocca a qualche collega o in qualche pub del centro. Hanno le vocali piu’ aperte gli australiani, un modo di parlare piu’ sguaiato. Australia, per esempio, non e’ “Ostrelia” come direbbero gli inglesi, ma “ ‘straia”, con la sillaba “au” mangiata. Altra differenza: la gente ti sorride, ti parla, ti fa domande - anche troppo! Che sfinita come sei, quasi ti verrebbe voglia di rispondere “ma vedete de favve li’ caz…vostra!”... :o) Guardo dal finestrino completamente catturata dal paesaggio: una distesa sconfinata di terra rossa, mare e qualche macchia di eucalypti qua e la’. Continuo a ripetermi “Sono in Australia…sono in Australia...”. Quando ci arrivi (in Australia), quello che prima ti sembrava cosi’ immensamente lontano all’improvviso diventa accessibile, quasi normale. Il concetto di distanza si accorcia perche' la mente si ricalibra su nuove dimensioni. Prima di partire, all’aeroporto, al momento di salutare Julian, mi ero fatta prendere dallo sconforto: il pensiero di andare dall’altra parte dell’emisfero, a cosi’ tanti kilometri di distanza dalle persone che amo, si era trasformato da eccitazione a peso insostenibile. Pensavo che se una meteorite avesse all’improvviso colpito il pianeta Terra spaccandolo in due, io sarei per sempre rimasta confinata lontano da tutto e tutti! In compagnia di qualche canguro e koala e molti (troppi) animali assassini!! Gia’ a Bangkok quel pensiero nichilista si era di molto affievolito, lasciando spazio all’entusiasmo ed alla curiosita’. Ora, in un aereo verso Brisbane, l’unica cosa a cui riesco a pensare e’ a quello che mi aspetta nei mesi a venire – ed anche un po’ a dormire appena acchiappo un letto! Una nuova avventura is about to begin...oh, what a feeling!

Sunday, May 28, 2006

Arriva la cicogna...

This photo was taken a few days after my 34th birthday. Thirtyfour is also the level of our apartment at Eureka Tower - very scary! A few days later, Julian and I found out that we were to become parents. I would define that moment as one of the happiest moments of my life...

Questa foto e' stata scattata qualche giorno dopo il mio 34esimo compleanno. Trentaquattro e' anche il piano in cui si trova il nostro appartamento nella Eureka Tower - da vertiggini! Pochi giorni dopo io e Julian abbiamo scoperto che saremmo diventati genitori. Credo di poter definire quel momento come uno dei piu' felici della mia vita...

Overture

Melbourne, 28 May2006

I have been thinking about opening my own blog for ages but somehow I never got around to doing it. Usually my excuses were: I don't have enough time, I'll do it next week, I cannot be bothered and so on. Mind you, I think they were all good and, at the same time, valid excuses. However, when you live abroad, travel a lot and meet so many people along the way, a blog becomes a kind of necessity, a way to remind yourself, and the people you have met, all the things, events and situations that you probably would forget otherwise . It has taken me 5 years to open this blog. Someone would say "better later than never". I say it would be better earlier than later but...hey, life is a complex thing and sometimes your energy needs to be applied to more important causes. So, here I am now. Let the fun begin...

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Melbourne, 28 Maggio 2006

L'idea di aprire un blog tutto mio mi frullava nella testa da tanto tempo ma, in qualche modo, non sono mai riuscita a farlo. Di solito, i motivi della rinuncia erano: non ne ho tempo, lo faro' la prossima settimana, oggi non me ne va e via dicendo. Certo, tutte scuse valide e, allo stesso tempo, vere. Ad ogni modo, quando si vive all'estero, si viaggia il mondo e si incontrano cosi' tante persone lungo la strada, un blog diventa una specie di necessita', un modo per ricordare a se stessi e agli altri tutte le esperienze, gli eventi e le situazioni che altrimenti finirebbero nel dimenticatoio. Qualcuno direbbe "meglio tardi che mai". Io dico meglio presto che tardi ma...si sa, la vita non e' mai cosa semplice e , a volte, richiede che le nostre energie vengano utilizzate per cause piu' importanti. Comunque sia andata, sono qui ora. Che inizino pure le danze...