Friday, August 17, 2012

Condominio ITALIA

I dati parlano chiaro: ad oggi, oltre un quinto di tutte le cause civili pendenti in Italia riguardano liti di condominio. Dal chiasso, agli odori sgradevoli, al posto auto, al colore dell’edificio, si litiga su tutto e per tutto e, nonostante il costo fisso che grava su ogni condomino per il pagamento del famigerato amministratore (figura imposta per legge), la cronaca dimostra, che si finisce spesso davanti al giudice. Chi di noi vive in un condominio sa bene che l’applicazione del regolamento condominiale è molto, come dire, flessibile. Per cui, non va assolutamente bene parcheggiare la macchina in una posizione che possa creare un minimo disagio ad altri condomini a patto che quella macchina non sia la nostra. Allora le lamentele diventano “ingiustificate”. Ci si lamenta della scarsa pulizia delle aree comuni ma poi quando la cassetta della pubblicità trabocca di inutili volantini, le mani sono sempre troppo occupare per vuotarla e buttare tutto nel cassonetto . Meglio credere in una magia per la quale i volantini, ad un certo punto, magicamente si autodistruggono o aspettare che arrivi la donna delle pulizie (non italiana, quindi schiava per definizione) e ci pensi lei. Che la paghiamo anche ed è giusto che le faccia lei certe cose! Per non parlare dei cassonetti e della raccolta differenziata: si può differenziare di tutto, dal cartone del latte al frigorifero! Poi ci sono quelli che ti incontrano per le scale e ti salutano a mezza bocca, salvo poi sfoggiare sorrisi smaglianti quando debbono chiederti una “cortesia” (e tornare perfettamente cafoni il giorno dopo). Poi ci sono quelli che accelerano sù o giù per la rampa di entrata ai garage ma s’incavolano se parcheggi la macchina in un posto non assegnato pensando che sia il loro solo perché sono anni che di prepotenza ci parcheggiano senza che nessuno muova un dito. Poi ci sono quelli che ti spandono le tende a tutta lunghezza a coprire le finestre sottostanti perché “così non c’è bisogno di stirarle”. Poi ci sono quelli che hanno il raptus del messaggiatore folle e affiggono le notifiche più disparate : “si prega di non sbattere il portone” “si prega di tenere il portone sempre chiuso” “pulirsi i piedi prima di entrare” ecc ecc. Poi ci sono quelli a cui da fastidio ogni rumore tranne quello della loro tv tenuta accesa a tutto volume fino a notte fonda. Insomma, il condominio mi ricorda molto questo nostro Paese malandato in cui la legge è uguale per tutti ma per noi un po’ più uguale. Ecco dunque che una regola approvata a suon di maggioranza diventa auspicabile e necessaria quando applicata agli altri per poi trasformarsi in ingiusta ed iniqua quando tocca noi. Il condominio, così come l’Italia, è divenuto un luogo di scontro, non di incontro. I nostri “vicini” sono spesso percepiti come potenziali rompiscatole o idioti. L’amministratore, così come il capo del nostro governo, viene percepito come un incapace, ammanicato che ruba lo stipendio (e c’è da dire che spesso, così come per il capo del governo, lo è). In questo clima di totale diffidenza, in cui gli altri diventano i nostri avversari e chi ci gestisce un incapace oppressore, ogni cosa diventa un contenzioso e l’unica strada che si paventa davanti è quella di rimettere tutto nelle mani di un giudice. Vi suona familiare?…

I CINQUE CERCHI (ALLA TESTA)

Le Olimpiadi di Londra si sono concluse ieri notte così come erano iniziate: con stile, colore, perfetta sincronia e spirito sportivo. Team GB, la squadra britannica, ha portato a casa un record assoluto di medaglie: 65 in totale, 29 d’oro. A detta di tutti, l’organizzazione è stata impeccabile, le strutture perfette, il clima civilissimo e l’ospitalità nonché sportività dei padroni di casa davvero favolosa. Se i G20 fossero tenuti nello stesso spirito in cui si sono svolte queste Olimpiadi, oggi non saremmo di fronte a questa crisi su scala mondiale. L’Italia, dal canto suo, ha fatto il suo “dovere”: 28 medaglie, 3 oltre quelle richieste da Petrucci come target da raggiungere in questa spedizione, di cui 8 d’oro. C’è qualche cucchiaio di legno di troppo, qualche rammarico sul finale (l’oro non conquistato dai ragazzi della pallanuoto e il match perso sul filo di lana per decisioni contestate dei giudici da Cammarelle) ma, in generale, ci si può ritenere moderatamente soddisfatti viste le aspettative. Ed oggi si dovrebbe discutere sul come mai una nazione con più di 60 milioni di abitanti ed una tradizione sportiva come quella italiana abbia ottenuto molte meno medaglie di Francia, Germania e Gran Bretagna. E invece come sempre, ci si concentra sulle piccolezze, su pretesti per sciacquarsi la coscienza, per uscirne puliti. A guardare le testate dei giornali di stamattina, una persona che non avesse visto le Olimpiadi, potrebbe quasi pensare che l’Italia sia stata derubata di chissà quale riconoscimento, vittima di decisioni scandalose (vedi il caso Cammarelle). Come se una medaglia d’oro in più cambiasse radicalmente il quadro generale quando invece la nostra posizione sarebbe rimasta esattamente immutata. E’ sempre la solita Italietta che guarda al dito e non alla Luna. Oggi, quando tutto il mondo applaude Londra ed i britannici per queste Olimpiadi, noi sprechiamo il fiato per recriminare. Non riusciamo a vincere ma non sappiamo neanche perdere. C’è sempre qualcun altro da additare, da colpevolizzare piuttosto che ammettere che forse, non siamo stati sempre all’altezza della competizione. Mi chiedo se il Gabon ci stia imprecando contro per quell’oro assegnato dai giudici a Molfetta nel taekwondo. E mi chiedo se, nel lontano 2006, quando diventammo campioni del mondo di calcio, fossimo stati noi al posto degli australiani, se avremmo reagito con la stessa sportività (io ero in Australia, e posso confermarlo) quando vincemmo una partita a pochi minuti dalla fine per un rigore dubbio e dopo aver praticamente subito i socceroos per tutto il match. La verità è un’altra: ovvero che questo Paese non investe nello sport (in realtà, non investe in nulla a parte le banche). I giovani faticano a trovare uno scacco di prato dove poter tirare calci ad un pallone e per praticare una qualsiasi disciplina sono costretti, sin da tenera età, a mettersi nelle mani di qualche polisportiva. Le strutture sportive sono ferme agli anni ’70, le associazioni sportive sempre meno e sempre più “povere”. Le scuole prive di uno straccio di spazio abilitato a praticare un qualsiasi sport che non sia arrampicarsi sul quadro o fare flessioni. I parchi versano in degrado completamente privi sia di attrezzature ludiche che sportive. I giovani non vengono motivati, non vengono supportati. E lo specchio sono le Olimpiadi. La nostra squadra di pallavolo femminile aveva l’età media più alta del torneo. Erano vecchi anche quelli della pallavolo maschile, della pallanuoto, Cammarelle, Molfetta, Vezzali e molti altri. C’è scarso ricambio generazionale perché non ci sono politiche giovanili che portano atleti in erba a potenziare le proprie abilità fino al salto di qualità. Occorrono investimenti, pianificazione, programmazione e organizzazione. I britannici, che ad Atlanta chiusero con 15 medaglie, di cui solo una d’oro, oggi, grazie ad una politica mirata, sono riusciti nell’impresa e cioè quadruplicare il numero di medaglie totali e quasi raggiungere la quota 30 medaglie d’oro, target raggiunto da poche nazioni nella storia delle Olimpiadi. Questi numeri non sono casuali. Alle Olimpiadi di Londra, in barba a tutti bookmakers ed alle personalità di spicco in ballo, gli ultimi tedofori sono stati giovani atleti sconosciuti, promesse dello sport. Un messaggio chiaro ed importante che la Gran Bretagna ha voluto dare al mondo: i giovani sono il nostro patrimonio, la nostra speranza, il nostro futuro. Noi, Paese di vecchi, che futuro vogliamo dare ai nostri giovani? Nello sport ma anche oltre.