Thursday, March 28, 2013

I sogni son desideri (di felicità)





L’ultimo post che ho pubblicato su Reset, l’ho fatto da residente italiana. Un mese dopo, eccomi qua, a postare il mio primo post da “canadese” d'adozione.

Ho riflettuto molto in questi miei primi 15 giorni di permanenza all’ombra delle foglie d’acero. Ho riflettutto su ciò che sono, che voglio essere ma soprattutto, cio’ che non voglio essere (piu’).

Sono sempre stata consapevole, sin da quando ero un’adolescente, che avevo bisogno di rimuovermi dal mio habitat naturale, di tagliare il cordone ombelicale per poter crescere e migliorarmi. 25 anni dopo, ne sono certa. Da italiana, inamorata del proprio Paese, so per certo che non potrò più vivere in Italia e lo dico in tutta serenità. Perché l’Italia è un Paese che non accoglie, ma respinge (anche chi ci è nato), perché l’Italia è un Paese che non facilita ma complica, perché l’Italia è un Paese che non valorizza ma impedisce, umilia. Per tutte queste ragioni e molte di più, la mia vita è condannata all’espatrio. Tra tutte le condanne che si possono ricevere, forse la più dolce.

Non c'è nulla di male nel sentirsi un cittadino del mondo, del sentirsi “senza radici”, del volere aprire le braccia per accogliere tutto quello che il mondo ha di bello ha offrirci.

Il Canada è un Paese meraviglioso, e non solo dal punto di vista paesaggistico. E lo dico da una che di strada ne ha macinata parecchia (Londra, Brisbane, Melbourne sono tutte state la mia casa per un periodo più o meno lungo di tempo). Il Canada è accogliente, fin dai primi minuti dallo sbarco, fin dall’approccio con il personale dell’ufficio immigrazione. Loro sono qui per aiutarti, non per metterti I bastoni tra le ruote. Perché tu sei qui per aiutare loro, per dare più forza alla loro economia, non per rubare a nessuno il lavoro.

Avrò modo, nei mesi a venire, di darvi un’idea più dettagliata di come vadano le cose qua. In un solo post è impossibile quanto riduttivo. Ma ci sono cose che posso già anticiparvi: un posto di lavoro in cui si è circondati da gente competente, cooperativa, solidale, votata al gioco di gruppo piuttosto che a farsi le scarpe a vincenda. Perché l’unione fa la forza (dell’azienda e nostra). Un’azienda dove la meritocrazia ed il fairplay sono in cima a tutti i valori. Dove la tecnologia (applicata a tutti i livelli) semplifica la vita, non la complica. E poi ci sono i sorrisi nei bar, quelli che quando ti metti in fila e non sei sicura se eri prima o dopo, ti invitano a passare avanti. C’è una scuola in cui il benessere dello studente viene al primo posto, ben prima del sapere e della lezioncina da imparare. Dove vengono coltivati ed incoraggiati I valori su cui si fondano tutte le società civili: la solidarietà, il rispetto, il senso del dovere, la cooperazione, la meritocrazia, la giustizia ma anche la creatività e la voglia di mettersi in gioco in prima persona o come gruppo. E ci sono i gruppi di genitori, molti espatriati, che collaborano tra loro, si aiutano, tessono una maglia di supporto e coperazione senza uguali. Ci sono le iniziative culturali, migliaia di strutture per bambini e famiglie, gli sport accessibili a tutti, i luoghi all’aperto dove è possibile godersi la natura, rispettandola, ma anche assecondandola. C’è la speranza, la visione di un futuro prosperoso. E c’è la voglia di esserci, di fare parte di un quadro più amplio che non si riduca solo alla propria cerchia familiare.

C’è questo e tanto di più. E ci sono io, che non mi sentivo così serena e positiva da anni. No, l’Italia non fa per me. Non credo faccia neanche per migliaia di italiani ma questo…è un altro discorso.

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