Thursday, January 08, 2015

Casa Dolce Casa


Chi vive fuori c’è una domanda che si sente fare spessissimo (da chi fuori non ci ha mai vissuto): “Ma fuori Italia ti senti veramente a casa?” E’ una domanda abbastanza scontata (per chi la pone) che in realtà richiede una risposta molto poco scontata (per chi la elabora e cerca di rispondervi). Ci sarebbe da partire dal concetto di “casa”. C’è la definizione più esplicita che definisce la casa come “un edificio a uno o più piani, di dimensioni e aspetto vari, adibito ad abitazione dell’uomo, residenza di un nucleo familiare”. Poi c’è l’altra definizione, quella più sottile secondo la quale: “La casa è un luogo di appartenenza, di indentità. Rappresenta uno spazio di individuazione all’interno del quale un individuo si definisce e si da’ dei confini.” E qui è dove le case, per la maggior parte, si differenziano. Per i più, la casa è uno spazio conosciuto e quindi rappresenta il vissuto rispetto all’ignoto, un luogo confortevole, sicuro, immutabile nel tempo, frequentato dalle stesse persone e dalle stesse abitudini. Per me è diverso, il concetto di casa è sempre stato astratto, carico di emotività, di emozioni, di esperienze. La mia casa contiene il mio passato, la mia famiglia, la mia adolescenza ma anche  tutto ciò che è seguito, tutte le persone che ho incontrato sul mio cammino, i posti che ho visto, i posti che non vedrò piu’, i posti che debbo ancora vedere. Ha il sapore delle cozze di Portonovo ma anche quello del fish ‘n chips consumato in un vicolo di Notting Hill, di una Lamington pie mangiata di fretta in New Farm Park a Brisbane, di un filetto di barramundi consumato sul fiume Yarra, a Melbourne o di una bistecca con patate dolci abrustolite gustate in una steak house a Calgary. Parla di rondini, pippistrelli, zanzare, fagiani e geki così come parla di volpi volanti, ragni, canguri, koala, coyotes e orsi. Parla di tante culture, di tante lingue, di tanti punti di vista. Parla di me, di voi, di loro. La mia casa non ha porte e finestre, non ha stanze, nonha chiavistelli. E’ grande come il mondo e piccola come la mia valigia. La mia casa è la mia identità, quello che ero ma, soprattutto, quello che sono diventata. Perche’ ho i capelli così, la pelle così, le scarpe così e le rughe così. La mia casa è la mia lingua italiana, dove torno a rifugiarmi nei momenti di solitudine, ma è anche la lingua inglese che mi permette di essere libera fino infondo, di esprimermi come vorrei. E’ un guscio che mi porto sempre appresso. Ed è per questo che ovunque sono stata ed ho vissuto mi sono sempre sentita “a casa”. Perché la mia casa è indivisibile da me. La mia casa sono io, mio marito, i miei figli. Sono la vita che ho voluto, la vita che voglio.

E a chi mi chiede “Ma fuori Italia ti senti veramente a casa?” rispondo alla Caio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio: “Certo, perché la mia casa è dove abita il mio cuore”.

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