Tuesday, November 10, 2015

La sottile linea che divide la legittima difesa dall’illegittima offesa


I fatti di cronaca dei giorni recenti sono serviti a far capire molte cose. Prima fra tutte, come la massa sia in preda al sensazionalismo giornalistico e si soffermi sulla superficialità della notizia e non sulla complessità dei fatti accaduti. A meno che non si sia testimoni oculari di un fatto, non si potrà mai avere la certezza di che cosa sia successo davvero e se quello che viene abilmente raccontato dalla stampa non sia altro che una mera interpretazione dell’accaduto atta a veicolare i sentimenti della massa. Perché la massa ormai legge sempre meno e quel che è peggio, pensa sempre meno. Nell’era dei social network e delle fast news, basta un tweet a scatenare il putiferio. Basta il titolo di un trafiletto letto in un post del ragazzo di un’amica a farci credere di sapere tutto. Condividi tu, condivido io e il gioco è fatto. Ormai non si tratta neanche più di leggere ma semplicemente di immaginare. Tutto è lecito se hai almeno venti “mi piace”.

I social network sono sempre il termometro dell’opinione (se così si può chiamare) pubblica del Paese, del sentire del potenziale elettorato (chiedetelo a Salvini!). E allora capita che qualche settimana fa, dopo la sparatoria avvenuta in casa di un sessantenne milanese il quale ha tirato fuori la pistola per sparare ad un ladro (straniero, ovviamente) entratogli in casa, pullulassero post inneggianti alla legittima difesa. Se tu entri in casa mia ed io ti becco, ho il diritto di farti fuori.

Due settimane dopo, appena finito il tormentone di Valentino Rossi (altro materiale da tragedia greca) si ribalta tutto. Una coppia di fidanzatini di Ancona affronta la famiglia di lei, rea di ostacolare la loro relazione, e lui, diciottenne (siciliano e figlio di un pentito) spara ad entrambe i genitori, uno dei quali versa in fin di vita. E qui gli stessi che la settimana prima inneggiavano a Chuck Norris, si ritrovano invece (giustamente) dalla parte della vittima. Perché il ragazzo aveva una pistola? Chi gliel’ha procurata? Delinquente!

E’ la giustizia double-face che si ribalta a seconda di chi sia la vittima e chi sia il carnefice. Più che giustizia parlerei di giustizialismo che si nutre degli articoli de Il Giornale, dei plastici di Vespa, dei tweet di Salvini, delle pagliacciate di Renzi e dell’analfabetismo funzionale che ormai affligge un Paese intero. Nessuno che vada oltre la facciata. Nessuno che provi ad analizzare la situazione nel suo complesso, da osservatore più che da parte in causa.

Sfugge il filo conduttore di tutte queste tragedie, ovvero il possesso di un arma da fuoco. Sia ben chiaro, se avessi un’arma in casa e mi entrasse un ladro, probabilmente sparerei anch’io. Chi non lo farebbe, preso dal panico o dalla paura? Chi, con un arma nel cruscotto della macchina, all’ennesimo sopruso subito per un parcheggio in seconda fila, un semaforo rosso non rispettato o un vaffanculo tirato a casaccio, non avrebbe la tentazione di tirare fuori la rivoltella e sparare? Chi, con una pistola in borsa, in fila alle poste o al supermercato, all’ennesimo vecchietto che vorrebbe passarti avanti facendo finta di essersi sbagliato, non avrebbe la tentazione di tirare fuori la rivoltella e fare una strage (facendo risparmiare anche l’INPS), magari seccando anche qualche dipendente agli sportelli che ha una faccia da culo che lo ammazzeresti? Appunto.

Il nodo della questione è che la pistola la maggior parte di noi non ce l’ha. Ed è giusto che sia così e continui ad essere così. Perché l’uomo, in situazioni di pericolo e di tensione, tira fuori il suo lato recondito e per puro istinto tende a difendersi o a reagire per difendersi. E siccome in situazioni estreme, l’adrenalina prende il sopravvento ed è difficile controllare il proprio stato d’animo, meglio non avere tentazioni a portata di mano. Questo principio sta alla base di qualsiasi società civile. Se così non fosse, si finirebbe come negli Stati Uniti in cui ci si ammazza per un nonnulla, in cui sia che ci si trovi davanti al poliziotto sbagliato che al vicino sbagliato, si può finire secchi con una pallottola alla tempia, dritti al campo santo. Una società da far west, in cui vige la legge del taglione.


La linea che divide la legittima difesa dall’illegittima offesa è molto sottile. Il contesto, gli animi, i caratteri, le circostanze, la classe sociale possono tutte fare la differenza. E la differenza è tra la vita e la morte. E’ questa la società che auspicate per i vostri figli?

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