Friday, December 04, 2015

US Roadtrip - Diario di Viaggio: Giorno 3


Il problema è che pensiamo di essere ancora quelli di dieci anni fa. Di poter venire a Portland e pellegrinare di libreria in caffè, di bar in ristorante, ficcandoci magari in mezzo qualche museo di arte moderna o qualche passeggiata urbana. Poi ci svegliamo dal sogno e ci ricordiamo di avere due bambini ai quali di sedere in un caffè a guardare la gente che passa non può fregare un cazzo di meno (scusate il francesismo) a meno che non possano distruggere qualche sedia o versare quindici bustine di dolcificante sul tavolino. E allora ci tocca fare cose "da bambini". Per carità, non c'è nulla di male. Anzi. Ma non credo Portland sia il posto giusto, ecco. A volte non credo neanche noi abbiamo lo spirito giusto...
Ma Portland è interessante, bella a suo modo. Non vedevo così tanta gente alternativa dai (bei) tempi in cui bazzicavo in quel di Londra. La frangia gay è molto attiva e molto evidente. Ci sono fricchettoni, simil-punk, rockettari, fichetti e molto altro. Gli statunitensi, questi statunitensi, per quanto cerchi di non farmeli piacere, mi piacciono parecchio. Hanno colore, calore e personalità. Tutte cose che dall'altra parte del confine un po' mancano. Certo, il problema di quando uno ha personalità è che o ti sta sulle palle o ti sta simpatico. Non ci sono vie di mezzo. Ma a me le vie di mezzo non sono mai piaciute. Io in mezzo, tra la botte e il cerchio, non ci ho mai vissuto volentieri. Comunque, tutto ha un prezzo. Negli US il prezzo è quello della diseguaglianza sociale. In Canada il prezzo è il viceversa.

Citazione del giorno: Chiedo scusa alla favola antica | se non mi piace l'avara formica | io sto dalla parte della cicala | che il più bel canto non vende... regala! (Gianni Rodari)

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